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Scegliere cosa dire, per scegliere cosa pensare


“Non è detto che questo porti a qualcosa” così Roberta Lanfredini, Professoressa Ordinaria di Filosofia teoretica all’Università di Firenze ha aperto – con tono ironico – il modulo “La dimensione umana al centro di nuovi paradigmi tecnologici” che quest’anno è stato inserito tra gli insegnamenti della macroarea “Innovazione e cambiamento”.

 

“Da quest’anno – ha spiegato la Direttrice Ludovica Fiaschi – abbiamo introdotto un modulo di Filosofia nel percorso BiG Academy poiché volevamo fornire ai partecipanti nuovi strumenti di pensiero, analisi e lettura del presente. E abbiamo scelto di inserire il modulo all’interno della macroarea che tratta di digitalizzazione e tecnologia poiché riteniamo fondamentale che siano proprio quel giudizio critico e quella capacità di discernimento a guidare il rapporto uomo-macchina”.

 

Nelle sale di una villetta all’interno del Parco di Villa Demidoff, in un sabato mattina di fine settembre, le parole corrono e rimbalzano velocemente seguendo gli input e talvolta le provocazioni della Professoressa che stimola e lancia interrogativi ai partecipanti seduti in cerchio.

La filosofia teoretica (dal greco theōría, “osservazione”, “contemplazione”) si occupa della conoscenza astratta e pura, ponendosi le domande fondamentali sull’esistenza, la realtà, la verità e le strutture del pensiero. A differenza della filosofia pratica (che studia l’azione umana, l’etica e la politica), la filosofia teoretica si focalizza sul “sapere per il sapere”, cercando di comprendere come le cose sono e come l’uomo le conosce.

 

Giocando in questo perimetro tanto vasto quanto poco familiare ai più, ci siamo chiesti come ciascuno di noi, oggi, sta nella professione e nella propria organizzazione aziendale; condizione che, guidati dalla Professoressa Lanfredini, abbiamo cercato di leggere attraverso tre chiavi interpretative che riflettono le tre dimensioni dell’anima descritte da Platone e Aristotele: Anima intellettiva (che trasmette la visione, oltre l’ovvio); Anima mediana (che si traduce nei valori e nell’etica che ciascuno protegge dentro se stesso); Anima organica (o della “vibrazione” che ci rende umani e concupiscenti).

 

Una riflessione densa di considerazioni e commenti tra i partecipanti, che ci ha permesso di realizzare quanto le tre dimensioni possano essere diverse tra individui distinti ma anche in conflitto all’interno di ciascun individuo.

 

La seconda parte della mattina ci ha portato a considerare la funzione del linguaggio in rapporto alla complessità della natura umana appena descritta: le parole e la narrazione (in questo caso quella “aziendale”) ci aiutano nell’analisi e nella lettura della realtà oppure possono essere di ostacolo e talvolta rappresentare dei veri e propri blocchi alla ricerca di autenticità?

 

Lavorando in piccoli gruppi, i partecipanti hanno stilato l’elenco di alcune parole “vuote” che sebbene ricorrenti e familiari, sembrano non riferirsi a niente di abbastanza saldo e ancorato alla propria realtà. Per citarne alcune: commitment, smart, leadership, deadline, reputazione, allineamento… Ne è uscito una sorta di manifesto dei concetti (spesso in lingua inglese) che popolano il gergo aziendale e che tendono a depotenziare la funzione intellettiva del linguaggio.

Il messaggio finale, per tutti noi, è: in quest’epoca pervasa dalla comunicazione, siamo ancora in grado di rendere le parole penetranti?

 

 

«La parresia è il coraggio della verità in chi parla e si prende il rischio di dire, a dispetto di tutto, tutta la verità che pensa, ma è anche il coraggio dell’interlocutore che accetta di ricevere come vera la ferita che gli viene inflitta».

— Michel Foucault

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