In a world where you can be anything,
be generous.
Questa frase campeggia nella sala auditorium di Dynamo Academy dove anche quest’anno si è svolto il team building che ha coinvolto la Classe BiG Academy e dove hanno preso avvio le lezioni della macroarea “Governance e crescita aziendale”.
Generosità, relazioni, scambio sono le parole che hanno fatto da fil rouge alla prima esperienza residenziale del 2026. «La conoscenza – ha spiegato Ludovica Fiaschi, Direttrice di BiG Academy, richiamando il mito della caverna di Platone – non è mai un processo neutro. Uscire dalla propria “caverna” significa accettare una fase di disorientamento, di fatica, ma anche aprirsi alla relazione con gli altri. BiG Academy vuole rappresentare proprio questo: un’uscita dalla zona di comfort per costruire uno sguardo più ampio». Nel mito, chi lascia la caverna scopre che ciò che credeva reale era solo un’ombra. La luce inizialmente acceca, poi permette di vedere davvero. Con questa metafora la Direttrice ha voluto restituire alla Classe 2026 il senso del percorso appena intrapreso: non un luogo a cui attingere risposte immediate, ma uno spazio in cui rimettere in discussione il proprio modo di guardare il lavoro, le persone e le organizzazioni.
Guidati dal team di Dynamo Academy e da Claudio Montevecchi, Responsabile dei programmi formativi (al link una sua video-intervista raccolta nel 2024), i corsisti di BiG Academy hanno preso parte alle attività di team building pensate per stimolare l’incontro e la conoscenza reciproca con leggerezza, divertimento e spontaneità. Un momento che ci ha permesso di introdurre anche uno dei pilastri di BiG Academy: il peer learning. Lavorare insieme, contaminarsi, fidarsi degli altri e del processo come metodo e approccio di una nuova cultura aziendale.
Il weekend di gennaio a Dynamo Academy è poi proseguito con le lezioni di: Andrea Paci sui modelli di Governance e sulle relazioni tra imprese, Serena Porcari e Veronica Guida sulla Responsabilità sociale d’impresa e sui temi dell’innovazione sociale, che hanno mostrato come il terzo settore possa generare modelli capaci di influenzare il mercato e il mondo corporate. L’esperienza didattica si è quindi conclusa con un’esercitazione pratica: immaginare una startup con forma giuridica di impresa sociale, mettendo insieme visione, sostenibilità e impatto.