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Adesso possiamo davvero ammodernare l’Italia

Abbiamo incontrato Marco Pierini, professore di Ingegneria nel corso “Costruzioni di Macchine” e Prorettore dell’Università degli Studi di Firenze, nonché docente del modulo “Progetti finanziati e PNRR” all’interno di BiG Academy. Si occupa da molti anni degli aspetti legati alla sostenibilità e alla sicurezza della mobilità e da settembre 2021 segue e coordina tutta l’attività del PNRR a livello di Ateneo

Gli chiediamo come è arrivato ad occuparsi di questo argomento così discusso e importante per tutto il Paese

Il 1° settembre 2021 la nuova Rettrice, la Professoressa Alessandra Petrucci, è entrata in carica e mi ha chiesto di assumere il ruolo di Prorettore al trasferimento tecnologico. Ha inoltre incaricato me e la Professoressa Debora   Berti, Prorettrice alla ricerca, di seguire e coordinare tutta l’attività del PNRR a livello di Ateneo, quindi su tutti i dipartimenti.
È un programma enorme e una grande opportunità, stiamo lavorando per far si che l’Università e le aziende che collaborano con noi possano cogliere questa occasione più unica che rara.

Il PNRR è estremamente importante per il nostro Paese perché non si era mai vista una così ingente mole di finanziamenti volti all’innovazione e alla ricerca.
Si tratta di cifre precedentemente impensabili e possiamo davvero ammodernare l’Italia, in termini di infrastrutture, in termini di ricerca e di innovazione.”

Quanto è importante per le PMI? 

Le PMI, che sono la spina dorsale della nostra catena produttiva, soffrono di una scarsa propensione all’innovazione che di solito viene fatta in maniera poco organica, più in risposta a delle richieste specifiche del committente anziché che in maniera proattiva. In questo senso devono cambiare approccio soprattutto per stare al passo e poter competere sui mercati internazionali. E il PNRR può aiutarle, puntando all’innovazione e alla pianificazione

Come possono fare le imprese ad intercettare queste opportunità?

Non sarà facile per le PMI accedere direttamente ai fondi del PNRR ma possono utilizzare due canali principali: gli enti di ricerca e le associazioni di categoria. 

Altro elemento da tenere sotto controllo e da saper gestire sono le tempistiche: il PNRR deve concludersi entro il 2026, questo significa che i progetti entro questa data devono essere conclusi e rendicontati. Si tratta di un intervallo brevissimo e le PMI, se non guidate, rischiano di avere enormi difficoltà nel destreggiarsi in questo mare magnum di norme.

Che effetti avrà il PNRR sulle vite delle persone? 

Dipende dalla nostra capacità di spendere in modo proficuo questi fondi.

Ci sarà la possibilità per esempio di ammodernare il sistema dei trasporti, quindi cose che impattano molto sulla vita di tutti noi. 

Poi c’è il tema della ‘ricerca, innovazione e trasferimento’.
Si intende ricerca che nasce all’università per arrivare fino al trasferimento della conoscenza alle aziende di nuove tecnologie, un processo che può avere un’onda lunga su tutto il territorio.
Il PNRR deve lanciare il Paese verso il futuro e aiutarlo a competere con tutti in ogni mercato.
È una grande sfida!

Il PRR è un argomento affrontato anche durante le lezioni di BiG Academy. Come considera questo programma formativo?

Vedo qualcosa di diverso rispetto a quello che offre il mercato, il modello misto accademico e pratico è sicuramente il migliore specialmente per le PMI. Le imprese locali non sempre hanno un livello di formazione sufficientemente elevato e quindi potrebbe esserci una certa repulsione verso la formazione se fosse solo teorica; così invece si trova il trade-off giusto per far crescere le persone e dare un risultato immediato.

Durante le lezioni di BiG vengono affrontati argomenti molto pratici come appunto il PNRR e le sue missioni. Inoltre ci confrontiamo su temi di utilità quotidiana come quello della sconfitta che considero fondamentale. Anche recentemente durante la premiazione di un altro percorso formativo, ho incoraggiato coloro che non avevano vinto dicendo che se si crede e si tiene duro si può raggiungere i propri obiettivi. 

Chi non ha mai avuto una sconfitta difficilmente riesce a rialzarsi al primo problema, chi invece ha avuto tante sconfitte ha acquisito un tale livello di resilienza che nel percorso lavorativo gli permetterà di avere la forza per “sopravvivere” ad ogni avversità. 

Personalmente, nel suo percorso professionale, quali sono le situazioni da cui ha imparato di più?

Ci sono due aspetti che considero importanti:

Da una parte per me sono stati fondamentali alcuni docenti che ho avuto la fortuna di incontrare che mi hanno lasciato non solo molte nozioni ma tanto altro anche a livello umano.

L’altro aspetto fondamentale è rappresentato dagli errori e le sconfitte che ho incontrato, perché sono stati spesso anche molto dolorosi ma, in verità, sono stati sopratutto molto formativi. Questo lo si capisce soprattutto dopo, guardandosi indietro e rivedendo anche i miglioramenti che ne sono scaturiti, passo dopo passo.

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